Categoria: Processo e morte di Stalin

“Il mio Stalin con l’ironia di Shakespeare”

Ci voleva l’impeto di un mattatore generoso fino alla sventatezza come Franco Branciaroli e la devozione di un ammiratore disinteressato come l’attore/regista Andrea Carabelli (l’Ambleto di Giovanni Testori, Nati due volte dal romanzo di Giuseppe Pontiggia) per mettere in scena questo Processo e morte di Stalin di Eugenio Corti. Un testo “maledetto” e dimenticato, rapidamente rimosso dopo la prima romana del 3 aprile 1962, rovinosa nonostante la regia di Diego Fabbri e l’appoggio critico di Mario Apollonio, cattolici militanti e, all’epoca, potenti protagonisti del teatro italiano.

A teatro la tragedia di Eugenio Corti

Il 24 giugno 2011 potrebbe essere ricordato come un evento socialmente significativo e culturalmente rivoluzionario. Franco Branciaroli, accompagnato da un cast di tredici attori, interpreterà l’uomo più tragico di tutta la storia del Novecento, Iosif Vissarionovic Dsugasvili detto Stalin, protagonista della tragedia di Eugenio Corti “Processo e morte di Stalin”.

In scena Processo e morte di Stalin

Teatro Manzoni di Monza

VENERDI’ 24, SABATO 25, DOMENICA 26 GIUGNO ore 21.00

FRANCO BRANCIAROLI in

“PROCESSO E MORTE DI STALIN”
Tragedia di Eugenio Corti

Produzione Teatro de gli Incamminati

in collaborazione con la Fondazione Il Cavallo Rosso, la Fondazione Costruiamo il Futuro e il Liceo Don Gnocchi di Carate Brianza

Torna in scena “Processo e morte di Stalin”

Uscì per la prima volta nel 1961, ma non ebbe fortuna. Anzi. In un clima culturale ormai ammaliato dalle sirene del marxismo leninismo, l’opera venne subito mutilata e messa a tacere. Nonostante l’appoggio entusiasta di Mario Apollonio, uno dei maggiori critici teatrali di allora, «Processo e morte di Stalin», la tragedia scritta da Eugenio Corti, riuscì ad ottenere solo una misera lettura pubblica da parte della compagnia del regista Diego Fabbri, per altro ingiustificatamente tagliata e ridotta. Da allora più nessuno ne parlò. E del testo se ne perse quasi notizia. Ora, a pochi mesi di distanza dalla ripubblicazione ad opera della casa editrice Ares, di Cesare Cavalleri, la tragedia verrà rappresentata in prima assoluta a Monza, al teatro Manzoni, il giorno del patrono, San Giovanni, 24 giugno (repliche il 25 e 26).

Torna dopo quindici anni lo Stalin di Corti

[…] quest’autore, considerato Oltralpe un maestro della letteratura (vedi la raccolta di contributi critici Presenza di Eugenio Corti. Rassegna della critica, a cura di Argia Monti, Ares), in Italia è marginalizzato e oscurato in quella grandezza che gli sarebbe dovuta. E mentre attendiamo, forse invano, un film tratto dal Cavallo Rosso, il romanzo in cui la visione anticomunista si cala in una saga collettiva che attraversa le generazioni dal 1940 al 1974, diventando “corale, proveniente dalla condanna e dal sacrifìcio dell’uomo semplice” (M. Caprara), possiamo sempre godere della riedizione per Ares di Processo e Morte di Stalin (pp. 126, euro 14). Questa è la tragedia in cui Eugenio Corti mette in scena direttamente la figura del tiranno, titanica nella sua solitudine gravida di orrore. L’opera, messa in scena per la prima volta a Roma da Diego Fabbri nel 1962, ottenne recensioni molto favorevoli, ma anche, è naturale, grida di esecrazione da parte della stampa marxista.