Dopo Il cavallo rosso (1983-2002)

Eugenio Corti

Eugenio Corti

Non si può di certo dire che Corti si sia seduto sugli allori dopo il successo de Il cavallo rosso.

“Non possiamo non considerare l’inarrestabile avanzata della civiltà delle immagini” dice, e infatti ad essa si rivolge con un nuovo gruppo di opere che è solito chiamare ‘racconti per immagini”.

“Si tratta di canovacci, stesi in base a particolari criteri, che dovrebbero servire come sceneggiature per la futura televisione, e più ancora per altri strumenti di comunicazione, forse legati al computer, che la scienza sta preparando”.

Il primo di questi lavori risale al 1970 e ha come titolo L’isola del paradiso: la storia è quella dell’ammutinamento del Bounty: “Quell’ammutinamento è l’unico episodio storico dell’età moderna – siamo alla fine del ‘700 – che si è trasformato in mito. La vicenda ha sollecitato e sollecita la fantasia di molti scrittori del mondo anglofono, legati all’idea (tutta teorica) di una vita felice allo stato di natura, nella libertà senza regole dei ‘mari del sud’. Sull’argomento sono stati prodotti anche due famosi film, che però raccontano solo la parte della storia riguardante la ribellione dei marinai e il loro ritorno al paradiso terrestre di Tahiti. In realtà, di coloro che sono poi fuggiti con le donne più belle su un’isola sconosciuta per vivere nello stato di natura, ne è scampato uno solo: tutti gli altri si sono ammazzati tra loro o suicidati”.

“L’unico superstite si è convertito grazie alla Bibbia (il solo libro rimasto, dopo la distruzione della nave), su cui insegnava a leggere e scrivere ai bambini: in seguito alla sua conversione tutta la comunità è passata ad una vita regolata e severa, senza più ammazzamenti. Il mio racconto si incentra su quest’ultima parte della storia, che dimostra come anche nella vita allo ‘stato di natura’ l’uomo debba fare i conti col male che porta dentro di sé”.

Il secondo racconto per immagini è La terra dell’indio: “A un certo punto mi ero proposto di leggere alcuni importanti autori della letteratura moderna che non ero mai riuscito ad accostare perché mi suscitavano troppa ripugnanza. Tra questi, Voltaire. Ho cominciato col Candido e, ancora una volta, dopo averne letto qualche decina di pagine, l’ho abbandonato. Ma il fatto che in quelle poche pagine parlasse così male delle Riduzioni dei gesuiti in Paraguay mi ha indotto a pensare che in esse dovesse esserci qualcosa di molto buono. Perciò ho cominciato a interessarmene”.

“Quella storia mi ha talmente affascinato che ho scritto un ‘racconto per immagini’ sugli indios Guarany: è stato un lavoro molto lungo, perché ho dovuto verificare una grande quantità di materiale. Nel 1991 ho anche fatto un viaggio in Sudamerica, dove ho percorso più di cinquemila chilometri in auto, visitando uno dopo l’altro i resti delle distrutte Riduzioni”.

In questi anni viene messo in cantiere anche il terzo racconto per immagini, ispirato a Catone maggiore: “Ho in mente un racconto su Catone maggiore: si tratta di affrontare il problema della cultura moderna; intendo dire di come non se ne possa fare a meno, sebbene essa stia portando alla rovina l’Occidente (allo stesso modo Catone sentiva che la cultura greca stava portando alla rovina il mondo romano)”.

Con l’età i tempi della scrittura rallentano ma la fantasia è sempre vivace:

“Del resto il mio spazio di fantasia continuo a viverlo anche senza scrivere… C’è un’isola immaginaria nella quale, durante i ritagli di tempo, mentre passeggio in giardino per esempio, cerco di costruire un mondo da cui il male rimane escluso. Poi mi rendo conto che anche lì il male deve essere presente, visto che l’isola è abitata da uomini… Quando arrivo a quel punto, ogni volta rimando il seguito: le presenze del male, infatti, le tratto già abbastanza nel lavoro di tutti i giorni…”

“Così finora (da anni, ormai) la mia isola senza nome continuo a sognarla bellissima, incontaminata. Non si può credere come sono belli quei boschi, tutti formati di alberi di specie che intendo io, e il colore delle distese dei frumenti maturi, e la presenza degli uccelli, anche quelli tutti di specie che scelgo io, con attenta ponderazione. Ho un da fare incredibile per dosare le diverse specie vegetali e di uccelli, in modo che l’habitat degli uomini sia perfetto…”.

(I dati riportati in questa pagina e le citazioni delle parole di Eugenio Corti sono tratti da: Paola Scaglione, Parole scolpite. I giorni e l’opera di Eugenio Corti, Edizioni Ares, 2002)

Share