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Eugenio Corti

Eugenio Corti, il grande scrittore sconosciuto a scuola

In un’intervista rilasciata a Renato Farina poco prima di morire, Eugenio Corti rivelava che la sua vocazione di scrittore era nata quando era ancora ragazzino, incontrando la grande epopea dell’Odissea, poema in cui Omero era riuscito a trasformare in bellezza ciò di cui trattava. «Da grande», si era ripromesso il piccolo Corti, «anch’io farò lo stesso». Era una chiamata a trasmettere la grandezza della vita, a rendere gloria a Dio per il dono del creato, conscio che non c’è circostanza dell’esistenza a cui non siamo chiamati, non c’è nulla che non abbia senso. Se ogni circostanza ha senso, allora ogni momento ci chiama a un compito e ad una responsabilità.

Eugenio Corti in Russia

Eugenio Corti, dalle lettere salta fuori il Cavallo

Percorse da una granitica fede cristiana, dalla convinzione di eseguire il proprio dovere di italiano e di uomo, fra l’entusiasmo della partenza, la “facile” avanzata iniziale e poi il faccia-a-faccia coi primi morti, fra carni congelate, uomini pietrificati dal ghiaccio e un e un montante senso di sfascio morale, le pagine che il giovane sottotenente invia a casa torneranno in forma narrativa – ecco l’importanza del carteggio fino a oggi inedito – nei suoi libri più importanti: prima I più non ritornano (romanzo sulla ritirata di Russia uscito nel ’47 e che piacque a Benedetto Croce e Mario Apollonio) e poi, appunto, Il cavallo rosso.

Il cavallo rosso

Alcune domande a Eugenio Corti, a proposito de “Il cavallo rosso”

Dai lettori mi attendo che fra quanti sotto sotto non condividono le concezioni della cultura illuministica oggi dominante, anzi stra dominante (in particolare fra i cristia­ni), ce ne siano che accolgono con gioia la mia nuova ope­ra, nella quale le loro concezioni più autentiche sono pre­sentate non già in modo subalterno, ma al contrario poste alte sul monte. Spero inoltre che qualcuno cominci a in­travedere finalmente la possibilità d’uscire dalla lisa pro­vincialità in cui la cultura illuministica d’importazione (or­mai fallimentare dovunque — pensi a ciò che ne dice Te­stori) costringe l’Italia.

Eugenio Corti

L’isola di Eugenio

Di Corti ricordo lo sguardo acuto e limpido sotto i folti sopraccigli, il pizzetto grigio ben curato, il tratto signorile e insieme modesto: una figura che un pittore d’altri tempi avrebbe ricercato come modello per qualche gagliardo padre della Chiesa. E come uno di loro, dietro la sua pacatezza, Corti celava una tempra di lottatore.

Eugenio Corti

Eugenio Corti e la Provvidenza

In “Il ricordo diventa poesia. Dai Diari, 1940-1948“ (a cura di Vanda Corti & Giovanni Santambrogio, edizioni Ares), Corti (che ha legato il proprio nome al romanzo Il Cavallo rosso) descrive gli orrori della Seconda guerra mondiale e, in particolare, racconta gli avvenimenti vissuti in prima persona da giovane ufficiale impegnato sul fronte russo. L’esperienza di quei tragici anni diventa una profonda condanna e un netto rifiuto del totalitarismo.