Categoria: Il cavallo rosso

Il cavallo rosso

Le cheval rouge, d’Eugenio Corti

Si j’étais un homme et non chargé de famille (Michele, l’écrivain du roman, par décret divin, n’aura pas d’enfants, signalant peut-être par là l’incompatibilité fondamentale entre le sacerdoce artistique et l’éducation d’une progéniture), je demanderais à M. Corti de m’enseigner son art. De me l’enseigner à la façon dont les maîtres artisans transmettaient autrefois leur savoir-faire à leurs apprentis – pour autant que M. Corti accepte de le transmettre à quelqu’un qui n’appartient pas à la même confession que lui, ce dont je doute un peu! – et je tenterais de faire pour la réalité protestante que je connais ce qu’il a fait, avec tant de talent, pour la réalité catholique : dégager la part d’universel qui y réside.

Il cavallo rosso

Un sentimento alpino della vita

Le 1167 pagine di questa saga italiana palpitano della vita vera di decine di uomini e donne coinvolte nel vortice apocalittico – personaggi complessi, scissi, spesso tragici. Colpiscono particolarmente i ritratti femminili abbozzati con rara squisitezza. Nel fragile loro immenso potere, l’autore italiano sa cogliere e comunicarci il mistero della vita, della durata a dispetto di qualsiasi forza, e costantemente alimentato dal brivido cattolico della fede. La donna, questo “capolavoro di Dio”…

Il cavallo rosso

La prefazione di François Livi a Le cheval rouge

Ci si può interrogare sulle ragioni di questo sorprendente successo in libreria di un romanzo che non fa alcuna concessione e che a saputo creare tra autore e lettori una corrente di simpatia formidabile. Il numero eccezionale di lettere ricevute da Eugenio Corti lo dimostra. Questo dipende soprattutto dal carattere di testimonianza che riveste questo romanzo: non solamente i personaggi storici che lo attraversano, ma tutti gli avvenimenti storici narrati – dalla campagna di Russia alle manifestazioni della barbarie nazista, dalla scoperta dei gulag comunisti agli episodi della resistenza nel Nord Italia, alla vita politica degli anni cinquanta e sessanta – sono assolutamente e rigorosamente veri. Questa forza della verità è il cemento che sostiene Il cavallo rosso. Ma Eugenio Corti ha scritto anche un grandissimo romanzo. Il suo soffio epico, la varietà dei registri stilistici, la verità e la potenza delle passioni conquistano il lettore fin dalle prime pagine. Senza dubbio destinato a resistere alla prova del tempo, Il cavallo rosso fa pensare a Manzoni, così come ai grandi romanzieri russi, in particolare a Tolstoj.

Il cavallo rosso

Un episodio del cavallo rosso commentato da Andrea Sciffo

Il romanzo maggiore di Eugenio Corti possiede le due caratteristiche di una vera opera d’arte: primo, è il testo stesso nella sua bellezza che si pone a giudicare il lettore, dato che lo attira o lo allontana dai propri tesori (io, rileggendolo per quest’occasione, l’ho trovato travolgente). Secondo, pur essendo Il cavallo rosso una narrazione realistica di guerra e di storia militare, in esso prevalgono alcune scene di uomini che muoiono non perché vengano uccisi (cosa ovvia), ma perché “incontrano la propria morte”: fatto più unico che raro per noi che siamo costretti a vivere un’epoca in cui letteratura e cinema riproducono morbosamente l’omicidio e l’assassinio.

Tutta un’altra cosa con Corti, che è scrittore paragonabile a un Aleksandr Solženicyn o a un Vassilij Grossman; infatti, è impossibile non fremere di commozione e di dolore leggendo la sequenza che conduce alla morte del bersagliere Stefano Giovenzana sul fronte russo

Il cavallo rosso

La Brianza di Eugenio Corti, una terra di fede vissuta

La Brianza di Eugenio Corti non è – mai, nemmeno all’aprirsi della narrazione – il mondo bello idealisticamente vagheggiato. Né appare la scena teatrale di un idillio infranto dalla perversione del mondo esterno. Piuttosto è lo spazio della memoria, il luogo in cui la presenza del peccato originale non elimina il costante e prevalente riferimento a Dio dei singoli e della collettività.