Lettere dalla ritirata, il senso del dolore

Ci sono esperienze che segnano talmente profondamente la propria esistenza, da riemergere poi, dal profondo della propria scrittura, in varie forme, dal diario alla lettera fino ad arrivare alla reinvenzione narrativa, senza perdere, in ogni caso, quella forza morale e quella profondità emblematica che descrive e circoscrive il senso universale dei valori posti in gioco. È il caso dello scrittore lombardo, Eugenio Corti, che con la sua opera ha messo a fuoco i valori della Brianza in cui era nato ed aveva sempre vissuto, mettendoli a confronto con altri modelli, dove Dio è stato cancellato, come nella Russia staliniana.

Eugenio Corti

La verità oltre l’apparenza e le ideologie

All’indomani della scomparsa dello scrittore (4 febbraio 2014) tutta la stampa italiana ha parlato di un Eugenio Corti da scoprire riconoscendo l’ingiusto silenzio che per anni gli era stato riservato dal mondo letterario e dalla critica. Il quotidiano la Repubblica ha auspicato “una discussione supra partes” aggiungendo “siamo tutti debitori a questo scrittore. Il giusto omaggio a lui e il modo migliore di celebrare la sua morte è quello di rileggere, o  leggere, con serenità il Cavallo rosso, non di farne oggetto, con giudizi e silenzi spropositati, di atteggiamenti sostanzialmente ideologici”.

Il cavallo rosso

Leggere il capolavoro di Eugenio Corti

Ormai da diversi anni, più precisamente dal lontano 2003 quando conobbi per la prima volta Eugenio Corti, assegno ai miei studenti di IV Liceo Scientifico la lettura estiva del capolavoro di questo grande scrittore contemporaneo. Alla base della mia scelta stanno motivazioni legate non solo alla notevole capacità di lettura dell’animo umano presente ne Il cavallo rosso, ma anche alla possibilità di utilizzarlo come opera che racchiude preziose testimonianze di carattere letterario e storico, utilissime per aiutare i lettori, soprattutto quelli più giovani, ad analizzare le complesse e spesso tragiche vicende del Novecento.