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Lo scorso 4 febbraio 2026, a 12 anni dalla morte di Eugenio Corti, è uscita la trentasettesima edizione del suo romanzo storico: Il cavallo rosso. Tale traguardo editoriale avvalora pienamente quanto il critico letterario Sébastien Lapaque scriveva sul quotidiano Le Figarò, appena si era diffusa la notizia del suo decesso: «È uno dei sommi scrittori di oggi, uno dei più grandi, forse il più grande».
Fare l’editore è un mestiere difficile e bellissimo, soprattutto quando si lavora in una casa editrice indipendente e battagliera come l’Ares. Qualche volta, però, i miracoli arrivano. E l’avventura di aver pubblicato Il cavallo rosso è stato un miracolo grande.
C’est l’un des plus grands romans italiens du XXe siècle, retraçant l’histoire de la péninsule de 1940 à 1974 sur fond de guerre totalitaire et de déchristianisation. Le Cheval rouge d’Eugenio Corti est réédité.
Vorrei dunque pregarti di dirmi, senza mezzi termini, e senza giri di parole consolatori, se tu “mi vedi” come scrittore, e se ritieni che – come tale – io possa servire a qualcosa. Se ti senti di rispondermi in assoluta sincerità scrivimi, se no ti prego di lasciar perdere. Sempre cordialmente
tuo Eugenio
P.S. […] Bada che non ti dico queste cose per piagnucolare, ma al contrario, perché preferisco mettermi virilmente di fronte alla realtà, per tetra che sia. Se dunque credi dammi – da vero amico – qualche elemento per giudicare, rispondendo (in poche parole beninteso) alla mia domanda iniziale.
Eugenio Corti voleva essere scrittore. Già da studente avvertiva d’avere una missione da compiere. Allora non gli era chiara quale potesse essere, ma era certo che la storia e la Provvidenza gliela avrebbero indicata....