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Giuseppe Cederle

Dicembre ’43, l’Italia “d’oro” di Cederle e dei suoi amici

La nobile figura di Cederle ha ispirato Eugenio Corti per quello che è uno dei personaggi più belli del Cavallo rosso e cioè Manno. In una delle pagine più epiche e commoventi del Guerra e pace italiano, Corti così descrive la morte di Manno, ferito a entrambe le mani durante l’assalto a quota 343.

Eugenio Corti

La stagione all’inferno di Eugenio Corti

I più non ritornano è una testimonianza e un memoriale: Corti vuol strappare alla dimenticanza questi brandelli di storie individuali e collettive. Non potendo dar loro sepoltura, egli vuole perpetuare il ricordo dei suoi compagni morti: ci sono in questo libro figure indimenticabili come quella di Zoilo Zorzi, il giovane ufficiale veneto che prende congedo con eleganza dai suoi commilitoni e dalla vita: Corti vuol salvare lui e gli altri da quell’altra forma di morte che è l’indifferenza.

Gli ultimi soldati del re

Il buon soldato

Dire guerra, in ultima analisi, è dire morte, e di solito morte nel più tragico marciume. Non si tratta però di un fenomeno liquidabile in due parole. Perché è molto complesso, e tra l’altro esalta nelle persone coinvolte sia i difetti (la viltà, l’egoismo più spietato, la crudeltà, l’ignobiltà), sia le doti (il disinteresse, l’eroismo, lo spirito di sacrificio, l’abnegazione). Offre perciò possibilità incomparabili di analisi dell’animo umano. Dunque, mentre consiste in un marasma di sozzure assolutamente inimmaginabili per chi non l’ha sperimentata, la guerra rende anche migliori i migliori; nonché quelli che, trovandocisi, non rifiutano di portare la loro parte di peso, fino eventualmente al sacrificio.

Gli ultimi soldati del re

L’altra faccia della Resistenza

Corti scrive sotto forma di romanzo, perché del romanziere ha la forza e la capacità, ma anche questo, come i suoi altri, è un libro di storia: una storia romanzata, come pochi sanno fare, dunque una grande storia. Ma chi sono “gli ultimi soldati del Re”? Sono gli ufficiali che, riusciti a sfuggire alla cattura nel settembre 1943, anziché imboscarsi si sono presentati ai residui comandi in Puglia, spesso attraversando avventurosamente la linea del fronte, come ha fatto Corti, e come hanno fatto i suoi compagni

Eugenio e Vanda Corti

Una lettera da Eugenio Corti

In queste righe c’è tutto Eugenio Corti, il suo metodo di lavoro. Scriveva sempre e solo di eventi reali, scrupolosamente documentati, trasfigurandoli in realismo letterario. E sempre con la capacità di cogliere la trascendenza nella quotidianità, di leggere nel corteggiamento di due meravigliose farfalle la presenza di Dio, l’amore di Dio.