Io ritornerò

La copertina di Io ritornerò

La copertina di Io ritornerò

Una testimonianza straordinaria per conoscere la sua avventura in guerra e il lontano cantiere del futuro scrittore Eugenio Corti. Le lettere dal fronte russo di Eugenio Corti durante la Seconda guerra mondiale, descrivono un’ esperienza fondamentale per lo scrittore. Una specie di diario epistolare composto da lettere, cartoline, immagini e biglietti che mostra la sicurezza in un destino buono e la positività di un’esistenza che si poggia sulla fede.

Il 9 giugno 1942 Eugenio Corti partì volontario per la campagna di Russia, l’’esperienza decisiva della sua vita, in cui maturò la risposta alla vocazione di scrittore. Le immagini che vide, le storie che incontrò e il gelido calvario della Ritirata, si verseranno poi nelle pagine dei suoi capolavori, I più non ritornano e la grande saga del Cavallo rosso. Ora, grazie a queste preziose lettere, qui pubblicate per la prima volta, possiamo conoscere particolari inediti di quella tragica avventura e del cantiere remoto di un narratore assetato di verità e di bellezza.

DALL’ ’INTRODUZIONE
«È uno dei sommi scrittori d’’oggi, uno dei più grandi, forse il più grande», così si espresse Sébastien Lapaque, critico letterario di Le Figaro, il 7 febbraio 2014, all’indomani della morte di Eugenio Corti. La fama dello scrittore lombardo si è andata consolidando negli anni, e lo spartiacque della sua storia letteraria fu la pubblicazione del Cavallo rosso (1983), un grande romanzo corale che non ha eguali nel nostro Novecento. In quell’opera, scritta in undici anni di solitudine, Corti versò tutta la sua esperienza di vita, compresa la durissima avventura che gli toccò, da soldato, negli anni della Seconda guerra mondiale e, in particolare, nella Ritirata di Russia (dicembre 1942 – gennaio 1943).
Eugenio Corti scelse la campagna di Russia di sua volontà per conoscere da vicino il tentativo di un mondo senza Dio nel cosiddetto «esperimento comunista». In quella ghiacciata anabasi prese piena consapevolezza della sua vocazione di scrittore. Ne I più non ritornano (1947) scrisse il diario di quella marcia nella neve, fornendo il primo dettagliato resoconto della fine del 35° Corpo d’armata italiano sul Don: la sua narrazione, così asciutta, ma tersa e carica d’umanità, si sarebbe distinta per la ricerca della verità e per la consapevolezza che, anche in quel male, gli uomini potevano ritrovare la voce di Dio.
Attraverso l’inferno della Russia passano alcuni protagonisti del Cavallo rosso come Ambrogio, Michele e Stefano, lo sfortunato bersagliere del 3° reggimento. Ora possiamo conoscere nuovi dettagli su quell’avventura che ha segnato i giorni dell’autore e la sua opera narrativa. Nell’archivio della casa di Besana Brianza sono infatti custodite le lettere di Eugenio dalla Russia, documenti che ricostruiscono quasi giorno per giorno la sua vita al fronte orientale. Queste testimonianze hanno una vivacità, una presa «cinematografica», che lasciano intuire il talento dello scrittore che verrà.

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